PAOLO ULIAN. DESIGNER

Paolo Ulian si forma all’Accademia di Belle Arti di Carrara e successivamente si iscrive all’Isia di Firenze dove si diploma in industrial design nel 1990. In seguito si sposta a Milano: qui lavora come assistente nello studio di Enzo Mari e nel 2000 espone al Salone Satellite dove vince il primo premio del Design Report Award.

Nel 2009 Beppe Finessi cura la sua prima mostra personale, ospitata alla Fabbrica del Vapore a Milano e, l’anno seguente, viene allestita una seconda mostra personale alla Triennale di Milano intitolata “Tra gioco e discarica”, curata da Enzo Mari.

Nel 2011 vince il 1° Social design Prize promosso dall’ADI e nel 2013 viene invitato a realizzare una speciale installazione dedicata a Vico Magistretti all’interno della VI edizione del Triennale Design Museum. Nel 2014 e 2015 cura gli allestimenti delle mostre annuali alla Fondazione Magistretti.

Parallelamente al suo lavoro di designer svolge attività didattica presso alcuni atenei e scuole di design. Ha collaborato con Droog Design e con alcune aziende italiane come Driade, Fontana Arte, Danese, Zani&Zani, Azzurra Ceramiche, Up Group, Zava Luce e Antonio Lupi, Alessi e Cassina.

Nel 2020 ha progettato l’allestimento di un’importante mostra antologica di Enzo Mari che si è tenuta alla Triennale di Milano. Alcune sue opere sono entrate nella collezione permanente del Triennale Design Museum, del London Design Museum e del Montreal Museum of Fine Art.

«Dietro ogni progetto di Paolo Ulian c’è sempre un pensiero, delicato e profondo, che tende ad abbracciare ampie tematiche. A volte questioni importanti, come le controverse problematiche della sostenibilità, che vengono affrontate con uno sguardo insieme lucido e poetico. Paolo è un riferimento per la ricerca nel progetto, poiché nelle sue creazioni è presente una qualità che rivela una costante cura, attenzione e verifica da parte del designer in ogni passaggio. Un fare progettuale inteso come esplorazione di nuovi territori, di nuovi linguaggi. Un costante rimettersi in gioco, che non può prevedere sostituti o scorciatoie, ma che necessita in ogni fase della presenza, del tempo e dell’attenzione di chi affronta l’opera come un personale percorso di ricerca. Una visione del proprio lavoro lucida e consapevole, decisamente non scontata nelle contemporanee dinamiche esistenziali e professionali, all’interno della quale il tempo ha un peso ed un valore. Tale risorsa, che oggi tendiamo a compattare è forse in effetti uno degli elementi fondamentali di quelle pratiche che generano valore. Sarebbe il caso di ricominciare a considerarlo come un elemento, tra gli altri, della creazione. Così fa Paolo Ulian, le sue opere sono a volte la sedimentazione evidente di idee nel tempo, e talvolta possono prevedere le tracce dello scorrere temporale. Il Paolo dice di non trovarsi a proprio agio nell’insegnare, ma vi garantisco che da lui c’è molto da imparare.»

Alessandro Biamonti
Docente al Politecnico di Milano e critico del design